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Laos, annuncio di lavoro

Cercare fortuna in Asia: per non partire col piede sbagliato

La crisi economica spinge sempre più persone a cercare fortuna in Asia, ma porsi degli obiettivi poco chiari non aiuta a trovare la strada giusta e l’insuccesso è dietro l’angolo.

Sono molte le persone che, attraverso il blog, mi chiedono consigli sulle opportunità di lavoro in Laos e Thailandia, ma coloro che hanno le idee chiare su cosa  fare sono in minoranza. Ecco alcuni semplici consigli per orientarvi meglio, evitando gli errori.

Decidere da dove iniziare

Tra i posti che avete visitato nella vostra vita scegliete quello che vi è piaciuto di più e puntateci tutte le vostre energie. Aver visitato molti Paesi può essere controproducente perché aumenterebbe la vostra indecisione. Attingete alle vostre esperienze e non preoccupatevi di quello che non avete ancora visto, piuttosto pensate a cosa vi piace del Paese nel quale pensate di trasferirvi. Prendete un foglio e scrivete in ordine decrescente le cinque cose più importanti per voi e girate il foglio; ora prendete un altro foglio e inserite i pro e contra della vostra possibile meta in una tabella (se la lista dei pro è la più lunga è già un buon segno). Infine date un’occhiata al primo foglio: se le cose più importanti per voi si trovano ai primi posti nella colonna dei contra cambiate Paese, è evidente che vi trovereste male.

Cosa fare

Proporsi come tuttofare è una delle cose più sbagliate che si possano pensare perché non aiuterà né voi a impegnarvi in vista di un obiettivo, né i vostri potenziali employers a darvi un lavoro. Cercate di capire cosa vi piace fare ed impegnatevi in quella direzione. Anche nello scegliere mestieri “per iniziare” occorre una certa dose di decisione. Scegliere di andare a Londra a fare il cameriere o il commesso per imparare bene la lingua è un passo che fanno in molti; preparatevi quindi a battere palmo a palmo negozi e ristoranti. Se odiate il rapporto con i clienti però, lasciate perdere questo settore fin da subito.

I mestieri proibiti agli stranieri

In alcuni Paesi gli stranieri non possono svolgere certi mestieri. In Thailandia e Laos, ad esempio, i lavori di cameriere, cassiere, commesso, tassista, muratore, elettricista e tanti altri sono vietati a noi occidentali (1). Scordatevi di iniziare così, non troverete lavoro e sarete costretti a tornare sui vostri passi.

Le lingue

Per lavorare in un Paese straniero non sempre è indispensabile conoscere la lingua locale, ma di sicuro se sapete solo l’italiano non farete strada. Non c’è italiano che non scriva sul suo curriculum “Inglese buono”, salvo poi fare le solite figuracce che ci rendono protagonisti di barzellette e divertenti filmati su youtube.
L’inglese è la base di partenza. Trasferirsi all’estero senza parlarlo affatto o a livello scolastico non aiuta, o meglio, vi precluderà una serie di possibilità. Investite sul vostro futuro, iscrivetevi a un corso e studiate molto intensamente per raggiungere il vostro obiettivo. Fatto questo, trasferitevi.
Quando decisi di cercare lavoro all’estero cominciai a studiare intensamente inglese con una madrelingua americana. Successivamente, quando mi recai in Irlanda a sostenere un colloquio, mi fecero i complimenti per il mio inglese e ottenni il lavoro (che poi rifiutai per altri motivi).
Molto utile è studiare inglese all’estero, con madrelingua qualificati: imparerete molto di più e più in fretta semplicemente perché sarete costretti a parlare inglese non solo durante l’ora di lezione, ma tutto il giorno (sempre che non vi circondiate di amici italiani e la sera usciate solo con loro).
Quando decisi di fare l’insegnante di inglese in Asia adottai questa strategia. Trasferitomi a Vientiane, prima mi diedi a lezioni private, poi un corso specialistico in un rinomato college australiano e infine una certificazione internazionale a Bangkok: tutto ciò richiede tempo, un po’ di soldi e soprattutto impegno. Se non siete disposti a impegnarvi, ancora una volta, pensateci bene.

Siate modesti!

Noi italiani siamo noti per capacità d’adattamento e flessibilità, ma esperienza insegna che abbiamo anche una atavica tendenza a sopravvalutarci. Pensare di aprire l’ennesimo ristorante vista mare, soprattutto se non ne avete mai gestito uno e se non conoscete l’inglese non è un’idea innovativa, è un’idea sciocca. I posti di mare in Thailandia sono assai inflazionati: sarete gli ultimi arrivati e dovrete sgomitare per affermarvi.

Io qui spacco tutto

E’ il modo peggiore per iniziare. Se conoscete bene il vostro settore date il meglio di voi, è così che dimostrerete quello che valete, il resto sono frasi da sbruffone. Se invece non sapete fare un piatto di pasta lasciate perdere. “Tanto questi non capiscono niente di cucina, gli dai un piatto di pasta scotta e un Tavernello e sei a posto”: non c’è niente di più sbagliato in tutto ciò al pari di chi pensa che per insegnare l’inglese in Asia basti saperlo parlare come il nostro presidente del consiglio. Per dovere di cronaca l’orientale di provincia non tocca un piatto che non sia della sua cucina tradizionale, quello di città assaggia un po’, mentre quello colto lo freghi una volta sola; per quanto riguarda le scuole di inglese non dimenticate che quelle di basso livello pagano pochissimo e non assumono stranieri, quelle di livello medio-alto sono gestite da madrelingua inglesi, ovvero gli stessi che vi faranno il colloquio. Pensateci.

Vantaggi e rinunce

Non pensate solo al lavoro. Clima, relazioni sociali, cibo, leggi e tradizioni sono elementi che, combinati insieme, possono trasformare la vostra esperienza in positiva o negativa, dipende da quello che cercate. Se non potete rinunciare al risottino della mamma e alla colazione con cappuccino e brioche lasciate stare fin da subito. Finirete presto con l’odiare il Paese che vi ospita anche se il lavoro che avete trovato è ben pagato e vi piace. Se non potete fare a meno della partita su Sky, della macchina e degli abiti firmati sappiate che queste cose in Asia possono costare molto di più che in Italia e questo inciderà sul vostro bilancio mensile.

Occhio ai consigli degli espatriati

L’Asia è il rifugio degli scappati di casa, persone che non hanno combinato nulla di buono in Italia e vengono qui all’arrembaggio pensando di inventarsi un lavoro. Cercate di capire con chi state parlando. Evitate di ascoltare chi vi dice che è tutto uno schifo o chi vi dice che è tutto fantastico: i primi sono quelli che dall’Italia sono scappati per ragioni di giustizia (e non possono più tornare indietro), i secondi sono quelli che vivono all’estero da troppo poco per capire o che sono qui spassarsela con i soldi di papà. Ci sono aspetti positivi e negativi in ogni cosa, siate cauti nei giudizi.
Chi parla a tutto campo e apparentemente sa tutto di tutto il più delle volte è solo in cerca di un po’ di attenzione. Pesatelo e confrontate le sue informazioni sul web o con altri espatriati meno “tuttologi”.

Consigli ai maschietti

Non fate la sciocchezza di trasferirvi all’estero per una donna, specialmente in Asia. Seguite la ragione, non altre parti del corpo che sarebbe poco urbano citare in questa sede.
Mollare un lavoro sicuro in Italia o vendere un immobile per raggiungere una ragazza che avete conosciuto una settimana in vacanza è la premessa di un fallimento assicurato, soprattutto se conosciuta in discoteca o in un bar. Ci sono ragazze che fanno questo di mestiere. Le hookers (adescatrici) non aspettano altro che i falang da spennare. Sono molti quelli che fanno questi errori e dopo qualche anno li vedi tornare in Italia arrabbiati, senza un quattrino e magari con un paio di marmocchi da mantenere. Prima trovate un lavoro e poi una compagna, non il contrario.

Non date la colpa agli altri delle vostre scelte avventate

Se disgraziatamente dovrete tornare sui vostri passi fatevi un esame di coscienza: se avrete dato il meglio di voi stessi per raggiungere il vostro obiettivo e le cose sono andate male non fatevi venire rimorsi, non ce n’è ragione! Se invece vi siete buttati in un’avventura senza conoscere il settore, senza informarvi, facendovi trascinare dalle emozioni e non dalla razionalità non date la colpa agli altri dei vostri insuccessi. Non fate come quelli che scappano da Thailandia e Laos dicendo che gli asiatici sono degli stronzi, le donne tutte puttane, la polizia perseguita lo straniero e altri alibi per non assumervi le vostre responsabilità.

Detto ciò, buona fortuna!

Note

(1) L’elenco delle professioni vietate  in Thailandia è contenuto nella legge del 24 novembre 1999 meglio conosciuta come The Alien Business Act [consultato il 21.02.15].

La bicicletta elettrica identica a quella rubata

Cercare la Svezia in Laos e non trovarla: la storia di Dan

Da dirigente del settore risorse umane dell’Ikea a manager della Federazione Calcistica Laotiana. Dan, sessantenne svedese, vive in Laos da quattro anni. Pur guadagnando un ottimo stipendio, vantando un passaporto diplomatico e conoscenze importanti, alla domanda: «Ti piace vivere qui?», la sua risposta è un secco no.

Dan ha recentemente subito il furto di una delle sue biciclette elettriche e, per tale motivo, è andato su tutte le furie prendendosela con coloro che, secondo lui e il contratto d’affitto che invoca più volte, dovevano occuparsi della sorveglianza dell’area condominiale.
Dato che la bicicletta era parcheggiata all’interno del cortile condominiale e il lucchetto a chiusura del cancello è stato trovato intatto, Dan è certo che siano stati gli stessi addetti alla sorveglianza a far accederei ladri al cortile.

Basta dare un’occhiata all’area del crimine per rendersi conto che non ci vuole un ladro del calibro di Arsenio Lupin per recidere il cavo a spirale che legava la bicicletta a uno dei pali (lo stesso che ora assicura l’altra bicicletta di Dan) e ancor meno sforzo per sollevare il mezzo e passarlo oltre la cancellata alta appena un metro. Ma forse Dan non se ne è accorto.

La bicicletta di Dan
Il cavo metallico a spirale con il quale Dan assicura tuttora la sua seconda bicicletta elettrica, identico a quello che era applicato al veicolo rubato.

«Questa è una pessima zona, sono tutti imparentati, sanno di sicuro chi ha rubato la mia bicicletta» tuona Dan. «Ora me ne vado in un’altra zona ad abitare dove il livello della gente è diverso e non consentirebbero mai di aprire un bar a fianco di un condominio o di parcheggiare le auto davanti al cancello di ingresso. Hai visto in giro? Qui ci sono quarantenni che vanno a spasso con ragazze ventenni. Non è normale».

Chi scrive abita nello stesso edificio in cui abita Dan e oggi è la prima volta che ha il piacere di parlarci assieme dato che, quando è capitato di incontrarci nel cortile mi aveva sempre evitato.

Forse il nostro premiato dirigente pensava di trovare la precisione svedese nel piccolo Paese asiatico stretto tra Thailandia e Vietnam, ma non l’ha trovata. E per questo non se la passa affatto bene.

Dan è una di quelle persone che si è trasferito in Laos solo per scopi professionali, trascurando il gap culturale che separa un Paese moderno come la Svezia dal Laos, uno dei Paesi più poveri del mondo, dove oltre il 80% della popolazione è dedita all’agricoltura, il tasso di analfabetismo raggiunge picchi del 85% nelle aree più remote e dove la maggior parte della popolazione ha un livello di scolarizzazione che non va oltre la nostra terza media.

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L’unico libro in lingua italiana che vi farà scoprire il Laos, uno dei Paesi meno conosciuti dell’Asia.

In quasi tre anni di soggiorno in Asia mi è capitato di incontrare di tutto: la turista svizzera che si lamentava perché il bus che aveva prenotato per raggiungere Champasak non era esattamente quello della foto sul volantino; il tedesco che questionava con una ex contadina sul cambio dollaro-kip, su un isoletta in mezzo al Mekong; la backpacker francese che era venuta a Pakse a farsi rifare i denti all’ospedale perché costava meno che in Francia; la psicologa americana che era venuta a spiegarci come motivare i bambini lao attraverso l’arte e che dopo ben otto giorni scappò disperata.

Quello che non capisco è perché Dan, nonostante il furto della prima bicicletta, non voglia cambiare il cavo metallico con il quale ora assicura la seconda bicicletta e nemmeno voglia accettare la mia proposta di condividere l’acquisto di un nuovo lucchetto da applicare al cancello. «Non è compito nostro, ma loro», sentenzia Dan.

Dimenticavo. Il chiassoso bar di cui Dan si lamenta è una birreria belga di recente apertura. Il locale chiude alle undici. Visto il costo delle birre i clienti sono sempre pochi, silenziosi e danarosi, gli stessi con cui Dan avrà probabilmente il privilegio avere come vicini nella sua nuova casa.
Auguri Dan.

Mercato laotiano

Gli odori e i colori dei mercati del Laos sono unici

Il Dao Vieng Market è il tipico mercato laotiano. Nei mercati locali olezzi, immondizia e cibo esposto al sole convivono insieme come in una macabra danza. Per fare gli acquisti migliori bisogna andarci all’alba, quando la temperatura non ha ancora imbrunito le carni e appassito le verdure. I prezzi migliori si spuntano verso l’orario di chiusura, quando le massaie ribassano i prezzi pur di disfarsi dell’invenduto. Gli odori e i colori dei mercati laotiani sono unici.

Per chi desidera approfondire questa e altre usanze, non dimenticatevi il mio libro, disponibile in libreria e sui maggiori bookstore online.

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