Gioielli coloniali. Ascesa e declino della ferrovia di Don Kone – Parte prima

L'area del Mekong nella quale si trova l'isola di Don Kone fa parte di una zona denominata oggi Sii Phan Don (4000 isole).

L’area del Mekong nella quale si trova l’isola di Don Kone (Don Khon nella mappa) fa parte di una zona denominata oggi Sii Phan Don (4000 isole).

Nella seconda metà del XIX secolo una consistente parte del Sud-Est asiatico era sotto il controllo francese. Il fiume Mekong, che rappresentava un’importante via d’accesso per veicolare merci dalla Francia alla Cina, era ancora inesplorato per buona parte del suo corso.

Nella seconda metà dell’Ottocento le potenze coloniali di Inghilterra e Francia si erano spartite la penisola indocinese. Gli inglesi, presenti in Birmania (1) fin dal 1824, godevano di importanti esclusive commerciali anche in Thailandia e Cina. La Francia, presente in Cocincina (2) e Cambogia fin dalla fine del ‘700, con l’istituzione del protettorato in Annam e Tonkino (3) del 1884, era divenuta la potenza coloniale egemone nella penisola indocinese.

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Gioielli coloniali: Don Kone. Introduzione.

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Nel profondo Sud il Mekong scorre impetuoso segnando il confine tra Cambogia e Laos.
Al tempo sconosciute, quelle zone incuriosirono da subito i coloni francesi, già presenti nella vicina Cambogia fin dal 1863.
Don Kone, insignificante isola in mezzo al Grande fiume, era la porta d’accesso del Laos per chi vi si avventurava da Sud.
Piccola e selvaggia, l’isola di Kone era sorvegliata da possenti guardiani, le rapide del Mekong. Chiunque volesse addentrarsi in quelle terre inesplorate avrebbe dovuto affrontarle.
La storia coloniale del Laos comincia proprio da qui.
A breve su questo blog.

Quando fare del bene non fa bene

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Bambini del villaggio di Hin Ngon propongono la loro mercanzia ai turisti – © foto Mauro Proni 2014

Elargire regali ai bambini dei villaggi più poveri può alterare i sottili equilibri delle comunità locali, fino a creare pesanti ripercussioni sociali.

«Non regalate ai bambini vestiti e merendine, piuttosto dite ai turisti che portate qui di comprare gli articoli che confezionano le loro mamme».
Il capovillaggio di Ban Hin Ngon è stato molto chiaro: non vuole che i turisti elargiscano regalie ai bambini e per questo hanno dato istruzioni in tal senso alle guide che portano i turisti in visita al suo villaggio.

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Sicurezza in Laos: le ultime novità.

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La mappa delle zone a rischio diffusa dall’ambasciata degli Stati Uniti di Vientiane (Clicca per ingrandire).

Noto per essere un Paese assai tranquillo, ultimamente in Laos si sono verificati episodi di aggressioni armate a danno di turisti che hanno messo in allarme operatori del settore ed ambasciate

I recenti episodi di aggressione armata a danno di alcune comitive di turisti sulla Road no.13, la tratta più turistica del Paese, quella che da Luang Prabang conduce a Vientiane, hanno destato preoccupazione non solo tra le ambasciate operanti in Laos, ma anche tra gli operatori del settore turistico.
Veniamo agli antefatti. Nel novembre 2015 nella provincia di Xaisomboun tre soldati laotiani sono rimasti uccisi in un conflitto a fuoco con alcuni banditi. Solo dopo la morte di un motociclista e il ferimento di un altro, nel mese di dicembre dello scorso anno, le autorità laotiane hanno istituito il coprifuoco in alcuni distretti della provincia di Xaisomboun. Non essendo una zona turistica gli accaduti non hanno destato particolare allarme e sono stati relegati nell’ambito dei problemi di sicurezza interna.

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Le due ragazze morte e la morte della ragione

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Ragazze a spasso nel centro di Minsk in una fredda giornata di agosto. La capitale della Bielorussia è considerata una delle città più sicure al mondo – © foto Mauro Proni 2008

La notizia delle due ventenni argentine uccise in Ecuador ha fatto il giro del mondo (virtuale) e scatenato lo sdegno (virtuale) di milioni di persone, virtuali o reali non si sa ancora.
Anche questa volta, per qualcuno, il funesto evento è stato il pretesto per denunciare la piaga della violenza sulle donne.
A onor del vero Marina e Maria sembra siano state uccise perché si sono rifiutate di “concedersi” ai loro aggressori, e su questo non voglio speculare. Quello che personalmente ho trovato bizzarro è il baccano sul diritto delle donne di viaggiare da sole, quasi che, al pari delle unioni civili, ciò dipenda da un atto normativo di chissà quale autorità.

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Ultima fermata Bangkok

2015-08-01 06.22.30Ispirata al Rinascimento italiano, la stazione centrale di Bangkok è un gioiello di ordine e pulizia.
La costruzione della stazione centrale di Bangkok risale al 1910, sotto il regno di Sua Maestà Rama VI, ma è solo il 25 giugno 1916 che il primo treno fece ingresso nella stazione.
L’edificio si trova lungo la Ward Road, nel quartiere Pathumwan, ed è interconnesso con la MRT, la rete metropolitana cittadina.
Ristrutturato varie volte, l’ultima delle quali nel 1998, l’edificio si ispira al Rinascimento italiano, mentre i materiali di costruzione provengono soprattutto dalla Germania. Leggi il resto di questa voce

Robusta e Arabica: le gemme dell’altopiano del Bolaven.

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Chicchi di caffè appena terminato il processo di lavaggio – © foto Mauro Proni 2016

Introdotto dai coloni francesi all’inizio del Novecento, il caffè dell’altopiano del Bolaven è il prodotto nazionale laotiano più conosciuto all’estero.  

Le prime piante di caffè giunsero in Laos all’inizio del Novecento. Furono i coloni francesi a capire prima di tutti che il clima dell’altopiano del Bolaven sarebbe stato ideale per questo tipo di colture.
Racchiuso tra le province di Champasak, Attapeau e Sekong il Bolaven si erge su un’area vulcanica inattiva ad un’altitudine compresa tra i 1000 metri e i 1350 metri di altezza. Le proprietà del suolo e il clima rendono la zona ideale per la coltivazione del caffè, che necessita di condizioni particolari per crescere: «Se c’è troppo sole i semi non crescono, se c’è troppa acqua pure, se c’è troppa ombra anche: ci vuole un po’ di tutto ma non troppo» dice Mr. Imphoon, un ex agente di borsa franco-laotiano in pensione che sul Bolaven coltiva tè, caffè e che ha un sacco di idee per la testa.

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Katu, ovvero fumare a tre anni.

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La pagoda destinata a custodire le bare – © foto Mauro Proni 2016

Il villaggio di Ban Kok Phung venne fondato nel 1974 da tre famiglie di etnia Alak e Ta Oy che avevano deciso di lasciare le colline del distretto di Kaleum, distante circa settanta chilometri, a causa della sopraggiunta infertilità della terra e della pessima condizione delle strade.
Nel corso degli anni il numero dei residenti di Kok Phung aumentò sensibilmente e nel 1985 e il villaggio venne diviso in due: Ban Kok Phung e Ban Kok Phung Maii (maii: “nuovo” in lingua lao).

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Anno sabbatico? Roba da fannulloni

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Bambini della periferia di Banlung (Cambogia) incuriositi dai miei scatti – foto di Jacques Kerdelhue (2012)

Ancora sconosciuto in Italia, per la cultura anglosassone passare un anno lontano da casa viaggiando “zaino in spalla” è considerata un’esperienza altamente formativa.
Prendersi una pausa prima di iscriversi all’università o tra un impiego ed un altro viaggiando in giro per il mondo, mantenendosi facendo lavoretti saltuari o utilizzando i propri risparmi: l’anno sabbatico è tutto qui.
Estraneo alla cultura italiana, fatta di quarantenni che “il risotto come lo fa mia mamma non lo fa nessuno”, il gap year è considerato un’esperienza talmente formativa dagli anglosassoni che inserirla nel proprio curriculum vitae è prassi normale e consigliata.

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Insegnare in Laos (e non solo)

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Il Khamsavath College di Vientiane – (C) foto Mauro Proni 2013

Discreti stipendi a fronte di poche ore di lavoro: tra scuole internazionali e corsi di lingua quella dell’insegnante è una delle figure professionali più richieste in Laos.
Il rapido sviluppo del Paese e la conseguente crescita della ricchezza pro capite hanno determinato un aumento della domanda di istruzione di qualità. Sempre più genitori iscrivono i figli alle scuole private e di conseguenza la domanda di insegnanti è in aumento.
Anno dopo anno gli istituti scolastici vedono crescere il numero dei loro iscritti e nuove scuole spuntano come funghi, non solo nella capitale.

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