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Diario di motoviaggio

Diario di MotoViaggio [Laos settentrionale]

Il mio viaggio di tre settimane nel Laos settentrionale, con una vecchia moto da enduro.

Piccola e agile, la mia HONDA CTX 200 si è dimostrata un’ottima scelta. Asfalto e sassi, polvere e pozzanghere, percorrere il Laos in moto è insieme faticoso e affascinante.

A volte non è facile trovare tempo per noi stessi, a volte basta solo mettere da parte l’ansia di un nuovo lavoro e rinunciare a qualcosa. Per fare questo viaggio ho approfittato della scadenza di un contratto di lavoro. Mi sono preso qualche settimana e sono partito.

E’ stata un’esperienza fantastica, anche se breve. Il caldo, qualche acquazzone, un piccolo indicente, i bulloni che ho perso sulle strade sconnesse: ingredienti di un viaggio appassionato, a contatto con la natura, tra luoghi raggiunti dal turismo e altri travolti dal progresso.

Sono partito da Vientiane una mattina di marzo in direzione di Paklai, una piccola cittadina a ovest della capitale sulla strada per Sayabouri, la mia prima destinazione. Le cittadine di provincia del Laos non hanno granché da offrire ai turisti, ma rappresentano uno straordinario esempio di autenticità, un tonfo nel passato lontano dagli agi del turismo.

Luang Prabang, invece, al turismo è sempre stata abituata. Il Centro di conservazione dell’orso asiatico si trova all’interno del Kuang Si Park, a una trentina di chilometri dalla cittadina. Secondo la medicina tradizionale cinese la bile dell’orso ha proprietà terapeutiche. Al Bear Rescue Center gli orsi sottratti agli allevamenti clandestini vengono curati e riabilitati prima del reinserimento nel loro habitat naturale.

Da Luang Prabang a Nong Khiaw in poco più di due ore. I cantieri della ferrovia che collegherà la Cina a Singapore rappresentano una straordinaria occasione per capire il Laos che verrà, un Paese in trasformazione lanciato in sella a un progresso senza regole. Nong Khiaw, al contrario, è pura natura. Il villaggio abbarbicato sulle montagne e diviso in due dal fiume Ou ha conosciuto i benefici del turismo una decina di anni fa, ma non ha perso la sua vocazione di borgo di montagna ancorato alle sue tradizioni.

Sempre più a nord, da Nong Khiaw a Luang Namtha. La provincia più prossima al confine cinese è la meta ideale per gli amanti della natura. Boten dista poco più di un’ora di strada. Nelle intenzioni del governo cinese quello che un tempo era un villaggio di pescatori avrebbe dovuto essere la Las Vegas del Laos. Lo fu solo per pochi anni, prima di essere chiusa dalle autorità allarmate dei traffici illegali che vi si consumavano, lontano dagli occhi dei turisti, dell’ONU e dai governi che l’avevano voluta.

Houai Xai è meta dei turisti di passaggio che dalla vicina Thailandia si dirigono verso Luang Prabang, con una crociera di due giorni sulle placide acque del Mekong. La piccola cittadina è diventata la casa di una ragazza olandese che ha deciso di lasciare tutto per aiutare le donne più svantaggiate delle comunità montane della provincia di Bokeo.
Pakbeng è una tappa di strada obbligatoria sulla via del ritorno verso Luang Prabang. Hongsa, invece, è una meta alternativa per i più curiosi. Vi ha sede una delle più grosse centrali elettriche a lignite del Laos, un progetto mastodontico che ha trasformato l’anonimo paesino di montagna e la sue economia.

Diario di motoviaggio risale a marzo 2018.
Le cose da dire sono tante, le immagini che vedrete valgono più di qualsiasi parola.

bottiglia alluminio ecologica

Il business dell’ecologia approda in Laos

L’ecologia, oggi, è un business. Un’impresa di Vientiane sta commercializzando una borraccia di alluminio con lo scopo di ridurre l’uso della plastica, un problema serio per il Paese che non ha un piano rifiuti e dove l’immondizia, talvolta, viene bruciata in giardino.

Il prezzo dell’oggetto è pari a 9,5 euro circa, una cifra che nessun laotiano può permettersi a meno di voler saltare quattro pasti. Per cosa, poi, non è chiaro. Dove si possa riempire il contenitore non si sa, visto che in città non ci sono distributori di acqua e la tap water non è potabile. Forse si potrebbe riempire a casa, prima di uscire, versandoci dentro l’acqua della bottiglia, di plastica, comprata al supermercato.

Sulla pagina facebook del produttore, a parte “like” e cuoricini di qualche laotiano che passa più tempo su facebook che a respirare, compaiono i commenti di qualche espatriato eco-entusiasta che chiede dove comprarla. Sono gli stessi che periodicamente vanno in riva al Mekong a raccogliere 100 metri di rifiuti per postare dozzine di foto su facebook condite con sorrisi e pollici all’insù. Due giorni dopo quei 100 metri di riva tornano a essere zeppi di bottiglie di birra, tovaglioli di carta, bottigliette di plastica e sacchetti vari.

Del resto, in un Paese dove manca completamente l’educazione civica e la scuola non insegna nulla, non c’è da aspettarsi altro.

Occhio a non farvi fregare, il mondo puro e immacolato, purtroppo, non esiste da nessuna parte. Ogni occasione è buona per far soldi.

dallo sciamano

La mia prima volta dallo sciamano [terza parte]

Vientiane, mattina. Saranno le dieci quando ricevo il messaggio di un amico che vive a Bangkok. Navigando in Rete ha trovato un’offerta di lavoro pubblicata da una scuola privata di Vientiane. Mi chiede qualche informazione sulla città, sul costo della vita e infine decide di declinare l’offerta. Non sapeva nulla del mio periodo difficile. E’ una scuola nuova, lo stipendio offerto è molto buono. Invio la mia candidatura via e-mail, dopo pochi minuti squilla il telefono. Il preside, una vecchia e gradita conoscenza della quale avevo perso le tracce, mi fissa un colloquio per il giorno successivo.

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